Il borgo fortunato
di Ignazio Lecca
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Adagiato nel verde di una splendida conca, ai
piedi dell'ampia fascia montana che dalle colline di Pauli Ara si piega ad arco con il
monte Santa Barbara e, più in fondo, con Monte Arrubiu, per chiudersi con la collina di
Su Sinzuru verso Sa Birdiera, Poggio dei Pini richiama, in chi vi arriva, l'imm
agine di un borgo fortunato, lontano dalle periferie urbane
degradate dai tentacoli della speculazione, che cingono d'assedio Cagliari e i suoi
sobborghi.
Non il confuso ammasso di case, l'agglomerato di cemento armato
frutto della caotica urbanizzazione postbellica; neppure la "lottizzazione"
anonima, specchio e metafora di tanti tristi residenze suburbane.
Poggio dei Pini appare subito come un rifugio sereno da cui gli
uomini hanno saputo tenere lontano il "fragore ossessivo e brutale di migliaia di
motori e di congegni, la cui ridda frenetica non ha mai sosta", borgo "civile
e umano, prodigioso antidoto contro il veleno che è quel mal di metropoli, che logora e
intristisce ogni giorno di più la nostra generazione", secondo la felice
definizione del compianto "socio" Marcello Serra.
Subito all'ingresso del Poggio, sulla destra salendo dalla strada
statale 195, c'è il vecchio nucleo della tenuta agricola che fu di Maria Saggiante. Nel
corso del tempo ha ospitato la scuola, gli uffici della Cooperativa, la Chiesa, il bar ed
il ristorante. E' questo il primo punto di riferimento, una vera stazione di sosta e di
ristoro, luogo di appuntamenti, di pubblici incontri e di momenti celebrativi.
Da questo centro si irradia il "paese": oltre alle case,
le scuole, il centro commerciale, la chiesa, gli uffici, le piscine, i campi da tennis, la
palestra e le attrezzature sportive e, soprattutto, la natura che è alla base della
suggestione del Poggio.
