L. 20 maggio 1970, n. 300 ("Statuto dei lavoratori")
Artt. modificati dai referendum popolari abrogativi del giugno 1995

Art. 19. (Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali).

testo precedente (in corsivo le parti oggetto di referendum):

Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell'ambito:

a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale;

b) delle associazioni sindacali, non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell'unità produttiva.

Nell'ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

testo attuale risultante dal referendum:

Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell'ambito:

delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unità produttiva.

Nell'ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

Commento:

La nuova formulazione dell'art. 19 è frutto dell'approvazione di uno dei due referendum abrogativi che erano stati proposto con riferimento a tale norma (l'altro referendum - c.d. <<massimalista>> e che non ha trovato approvazione per pochi voti - mirava ad abrogare entrambi i criteri selettivi della precedente formulazione - lettere a) e b) -).

Per comprendere il significato dell'innovazione è necessario ricordare che l'art. 19 (sul quale v. ampiamente il manuale di diritto sindacale) è la norma di accesso, appunto tramite la costituzione delle r.s.a., ai diritti sindacali previsti dal titolo III dello statuto. Il legislatore del 1970, da un lato, aveva voluto garantire maggiore effettività all'attività sindacale in azienda conferendo alle organizzazioni sindacali un sostegno particolare; dall'altro, aveva voluto concedere tale sostegno solo ad alcune organizzazioni, introducendo i criteri selettivi delle lettere a) e b).

I motivi di tale <<sostegno privilegiato>> erano sia funzionali sia politici:

- evitare un'eccessiva moltiplicazione di rappresentanze, tutte titolari dei diritti del titolo III, tale da incidere troppo pesantemente sull'organizzazione aziendale;

- ridurre il rischio di condizionamenti delle strutture rappresentative dei lavoratori da parte dei datori di lavoro, consentendo il controllo e il sostegno delle r.s.a. da parte dei sindacati esterni, presumibilmente genuini e meglio in grado di sottrarsi a possibili condizionamenti;

- favorire, nello stesso tempo, l'organizzazione sindacale dei lavoratori con proiezione extra-aziendale (l'applicazione di entrambi i criteri escludeva in ogni caso dal diritto alla costituzione di r.s.a. le organizzazioni di lavoratori puramente aziendali e che non fossero collegate ad alcuna associazione sindacale esterna, anche qualora avessero un notevole seguito all'interno dell'impresa);

- favorire il radicamento nelle aziende di associazioni a struttura confederale e quindi, almeno presuntivamente, meglio in grado di coordinare le politiche sindacali aziendali con gli interessi dei lavoratori degli interi settori produttivi ovvero con politiche responsabili di gestione del lavoro all'interno dell'economia nazionale.

- evitare l'eccessiva frammentazione del sistema di relazioni sindacali, che avrebbe condotto all'espandersi di politiche <<micro-corporative>> aziendali, tali da avvantaggiare solo i lavoratori delle imprese di maggiore dimensione e a maggiore presenza sindacale, e da costituire problemi sul piano delle condizioni di concorrenza degli stessi datori di lavoro.

Questi ed altri obiettivi erano stati perseguiti con i criteri selettivi sopra indicati, dei quali quello della lettera a) ("maggiore rappresentatività" delle confederazioni sul piano nazionale) aveva importanza decisamente prevalente, mentre quello della lettera b) (c.d. "rappresentatività tecnica") era inteso a non ignorare la particolarità di alcuni settori a forte presenza di sindacalismo c.d. <<autonomo>>.

Tuttavia, come è noto, il fatto che il principale criterio selettivo introducesse una sorta di "rappresentatività presunta", a livello aziendale, per le confederazioni maggiormente rappresentative, ha creato non pochi problemi nel periodo in cui, sul piano dei fatti, è entrata in crisi in molte imprese la rappresentatività reale delle maggiori confederazioni.

Tale evoluzione ha condotto ai referendum abrogativi (proposti con l'intento di rafforzare la democrazia sindacale e l'esigenza di riconoscere i diritti sindacali ad associazioni dotate di effettività rappresentatività all'interno dell'azienda). L'esito tecnico del referendum, tuttavia, solleva qualche dubbio sulla sua coerenza con gli intenti dei promotori.

L'attuale formulazione dell'art. 19 comporta le seguenti innovazioni:

- la scomparsa del riferimento alla nozione di sindacato maggiormente rappresentativo; ciò significa probabilmente ridurre l'area delle associazioni che hanno diritto alla costituzione delle r.s.a., in quanto ne possono essere ora escluse quelle confederazioni che - pur essendo prive in molti settori di significativa presenza, e dunque non partecipando alle trattative dei contratti collettivi di settore - avevano ottenuto dalla giurisprudenza in modo un po' troppo generoso il riconoscimento della "maggiore rappresentatività" (ad es. Cisnal, Cisal, Confsal, Confail, ecc.);

- la scomparsa, nell'unico criterio selettivo rimasto (l'essere firmatari di contratti collettivi applicati nell'unità produttiva), del riferimento a contratti collettivi esterni (nazionali o provinciali); ciò significa che, almeno in teoria, un'organizzazione o associazione sindacale anche meramente aziendale, che sia riuscita a stipulare un contratto collettivo con il datore, ottiene per ciò solo il diritto alla costituzione della r.s.a.

Le conseguenze del referendum, nell'attuale panorama sindacale, saranno probabilmente le seguenti:

- le maggiori organizzazioni sindacali confederali (le associazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil) dovrebbero conservare quasi ovunque il diritto alle r.s.a., in quanto i contratti collettivi nazionali da esse sottoscritti hanno applicazione di fatto generalizzata;

- il diritto alla costituzione delle r.s.a., come già accennato, potrebbe invece essere perso in molti casi da quelle associazioni nazionali che in genere firmano i contratti collettivi solo <<per adesione>> (la giurisprudenza ha per lo più affermato che, ai sensi dell'art. 19, associazioni firmatarie devono intendersi quelle che hanno effettivamente partecipato alla trattativa);

- va segnalato tuttavia che l'esito del referendum potrebbe, anche se in settori marginali, rappresentare uno stimolo per i datori di lavoro non associati alle organizzazioni datoriali a non applicare di fatto i contratti collettivi (come invece oggi normalmente avviene), allo scopo di liberarsi dell'obbligo di riconoscere l'eventuale r.s.a. e relativi diritti; ciò potrebbe trasformarsi in un ulteriore indebolimento della posizione, già meno protetta, dei lavoratori delle piccole imprese;

- l'esito del referendum potrebbe addirittura, in qualche caso, spingere i datori di lavoro che oggi sono iscritti alle associazioni datoriali e applicano i contratti collettivi ad <<uscire>> dal sistema contrattuale, sempre allo scopo di liberarsi dell'obbligo di riconoscere le r.s.a. e i relativi diritti;

- secondo qualcuno, l'esito del referendum rischia di introdurre a favore del datore di lavoro un potere di scelta e di <<accreditamento>> delle associazioni che hanno diritto alla costituzione della r.s.a. (scegliendo con chi firmare contratti collettivi) e dunque inquinando la genuinità del sistema sindacale, fino al limite dei <<sindacati di comodo>>; vi è però chi obbietta che i datori di lavoro, normalmente, hanno interesse a mantenere rapporti contrattuali con sindacati credibili e collegati alle principali associazioni nazionali (non bisogna dimenticare, tra l'altro, che sono comunque vigenti molte leggi che utilizzano ancora la nozione di sindacati maggiormente rappresentativi per riservare diritti di informazione, di consultazione, o di stipula di particolari accordi collettivi - ad es. contratti di solidarietà -);

- il diritto alle r.s.a. potrebbe essere invocato da qualsiasi associazione o organizzazione, anche aziendale, che abbia ottenuto di firmare un accordo collettivo su qualsiasi materia, almeno finché tale accordo è applicato nell'unità produttiva; ciò potrebbe spingere i datori di lavoro a disdettare tutti o la maggior parte degli accordi vigenti, per ridurre il numero delle r.s.a..

Art. 26. (Contributi sindacali).

testo precedente (in corsivo le parti oggetto di referendum):

I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività aziendale.

Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di percepire, tramite ritenuta sul salario nonché sulle prestazioni erogate per conto degli enti previdenziali, i contributi sindacali che i lavoratori intendono loro versare, con modalità stabilite dai contratti collettivi di lavoro, che garantiscono la segretezza del versamento effettuato dal lavoratore a ciascuna associazione sindacale.

Nelle aziende nelle quali il rapporto di lavoro non è regolato da contratti collettivi, il lavoratore ha diritto di chiedere il versamento del contributo sindacale all'associazione da lui indicata.

testo attuale risultante dal referendum:

I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività aziendale.

Commento:

La nuova formulazione dell'art. 26 comporta, dal punto di vista legale, la soppressione del diritto delle associazioni sindacali a percepire i contributi associativi (cioè, la quota associativa che i lavoratori volontariamente decidono di versare al sindacato nel momento in cui vi aderiscono) col meccanismo della delega da parte del lavoratore al datore di lavoro. Sino ad oggi, cioè, il lavoratore che si iscriveva al sindacato poteva delegare il datore di lavoro a trattenere direttamente sulla retribuzione mensile l'importo relativo alla quota associativa sindacale, ed a versarla per suo conto all'associazione sindacale. Il meccanismo trova ulteriore regolazione, generalmente, da parte dei contratti collettivi di categoria, che stabiliscono le modalità di attribuzione della delega di pagamento, di revoca della stessa, di versamento degli importi dal datore di lavoro ai sindacati, ecc.

L'abrogazione di tali disposizioni comporta che, in teoria, i contributi sindacali debbano essere raccolti di volta in volta direttamente dai lavoratori, sui luoghi di lavoro (come consente il comma della norma sopravvissuto al referendum) o presso le sedi sindacali. Va però precisato che il meccanismo della delega al datore di lavoro sopravvive in tutti i quei casi in cui è previsto e regolato anche dai contratti collettivi, come diritto delle associazioni sindacali non più legale ma contrattuale. Come già si è visto nel commento all'art. 19, anche questo referendum potrebbe finire per danneggiare soprattutto le associazioni sindacali minori, che non siano firmatarie di contratti collettivi che conferiscano loro il diritto alla raccolta dei contributi mediante delega.

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