
CAPITOLO VI
LA NOSTRA VITA IN FRATERNITA'
83
83,1. Gesù Cristo, primogenito tra molti fratelli, fa di tutti
gli uomini una vera fraternità.
83,2. E' presente come vincolo di unità in mezzo a coloro che si
riuniscono nel suo nome.
83,3. La Chiesa, come comunità di tutti i credenti, promuove quegli
istituti i cui membri stabiliscono una convivenza fraterna in comunione
di vita e di carità.
83,4. Così, non solo la dignità umana dei figli di Dio progredisce
nella libertà, ma si accresce anche l'efficacia apostolica.
83,5. San Francesco, per ispirazione divina, imitando la vita di Cristo
e dei suoi discepoli, diede origine a una forma di vita evangelica che chiamo
fraternità.
83,6. Perciò noi, professando questa forma di vita, siamo veramente
un Ordine di fratelli.
83,7. Pertanto uniti dalla stessa fede in Dio nostro Padre, nutriti alla
mensa della divina parola e dell'Eucaristia, noi ci amiamo vicendevolmente
perché il mondo possa riconoscerci discepoli di Cristo.
ARTICOLO I
L'impegno della vlta fraterna
84
84,1. Avendoci Dio donati l'uno all'altro in tutto come fratelli e dotati
di doni diversi, accogliamoci a vicenda con animo riconoscente. Perciò,
dovunque viviamo radunati nel nome di Gesù, siamo un cuore solo e
un'anima sola, sempre intenti a camminare verso la perfezione. Come veri
discepoli di Cristo, dimostriamoci vicendevole amore, portando i pesi e
i difetti l'uno dell'altro, esercitandoci di continuo nell'amore di Dio
nella carità fraterna, procurando di offrire l'esempio di virtù
fra noi e a tutti, e facendo violenza alle nostre passioni e cattive inclinazioni.
84,2. Coltiviamo il dialogo tra noi, scambiandoci con confidenza le nostre
esperienze e necessità. Inoltre ci pervada tutti lo spirito di fraterna
comprensione e di stima sincera.
84,3. A motivo della stessa vocazione, i frati sono tutti uguali. Perciò,
secondo la Regola, il Testamento e la primitiva consuetudine dei cappuccini,
chiamiamoci tutti, senza distinzione, fratelli.
84,4. La precedenza, necessaria per il servizio della fraternità,
dipende dai compiti ed uffici che vi si esercitano in atto.
84,5. Nell'ambito dell'Ordine, della provincia e della fraternità
locale, ogni ufficio e incarico deve essere accessibile a tutti i frati,
facendo, tuttavia, attenzione a quello che richiede l'ordine sacro.
84,6. Tutti, secondo i doni dati a ciascuno, si aiutino vicendevolmente
anche nei servizi che si devono svolgere quotidianamente nelle nostre case.
85
85,1. Si abbia cura che nelle nostre fraternità la differenza
di età favorisca la concordia degli animi e la mutua integrazione.
85,2. Verso i frati anziani si diano segni di una premurosa carità
e gratitudine.
85,3. I giovani abbiano nella dovuta stima i frati di piu matura età
e si giovino volentieri della loro esperienza.
85,4. Gli anziani, poi, accolgano le nuove e sane forme di vita e di attività;
e gli uni comunichino agli altri le proprie ricchezze.
86
86,1. Quando un frate si ammala, il superiore, secondo l'esempio e l'ammonizione
di san Francesco, provveda subito con fraterna carità il necessario
al corpo e all'anima, e affidi il malato alle cure di un frate idoneo e,
se e il caso, del medico.
86,2. L'infermeria sia situata in una parte conveniente della casa, anche
fuori clausura.
86,3. Nelle province, quando lo si ritenga utile, si istituisca l'infermeria
provinciale.
86,4. Ogni frate, considerando che nel malato è presente Cristo sofferente,
rifletta che cosa egli vorrebbe che gli si facesse in caso di infermità,
e ricordi, inoltre, ciò che san Francesco scrisse nella Regola che,
cioè, nessuna madre è così tenera verso il proprio
figlio, quanto ciascuno di noi deve essere verso il suo fratello spirituale.
86,5. Ciascuno, dunque, si impegni a prendersi cura del frate malato, a
visitarlo volentieri e a confortarlo come fratello.
86,6. Il superiore visiti spesso e fraternamente i malati e curi, personalmente
o per mezzo di altri, di sollevarne lo spirito; e se vedrà aggravarsi
la malattia di qualcuno, di avvertirlo con prudenza sulla gravità
della situazione e di disporlo ai sacramenti.
87
87,1. I frati infermi si ricordino della nostra condizione di frati
minori.
87,2. Lascino la cura di se stessi al medico e a coloro che li assistono
per non violare la santa povertà a danno della propria anima; ma
di tutto rendano grazie al Signore.
87,3. Si ricordino che, per la loro stessa vocazione, sono invitati, mediante
le sofferenze del dolore e della malattia, a sperimentare in se stessi con
pio sentimento
almeno una piccola parte dei dolori di Cristo, per meglio conformarsi a
lui sofferente. Imitino san Francesco, che lodava il Signore per quelli
che sostengono in pace, secondo la sua santissima volontà, infermità
e tribolazione. Ricordino pure, che, completando nella propria carne ciò
che manca ai patimenti di Cristo redentore, possono contribuire alla salvezza
del popolo di Dio e alla evangelizzazione del mondo, nonché a rafforzare
la vita fraterna.
88
88,1. I superiori promuovano costantemente la vita in comune.
88,2. Nel costituire le fraternità nelle nostre case come nelle abitazioni
in affitto, tengano presenti l'indole personale dei frati e le necessità
della vita e dell'apostolato per favorire, così, il lavoro in comune.
88,3. L'ingresso nelle nostre case o abitazioni, pur essendo consentito
agli estranei, sia regolato con prudenza e discrezione in modo da conservare
l'atmosfera propizia all'intimità, alla preghiera e allo studio.
88,4. Per salvaguardare la vita religiosa, nelle nostre case si osservi
la clausura o un ambito riservato solo ai frati.
88,5. Dove, poi, per circostanze particolari non si puo osservare la clausura,
il superiore maggiore con il consenso del Consiglio provvedera con norme
adatte alle situazioni locali.
88,6. Spetta al superiore maggiore definire accuratamente o, per legittimi
motivi, mutare i limiti della clausura e toglierla provvisoriamente .
88,7. In casi urgenti ed eccezionalmente può dispensare dalla clausura
il superiore locale.
88,8. Per favorire la quiete necessaria all'orazione e allo studio, coloro
che vengono alle nostre case, siano ordinariamente ricevuti nei parlatori
disposti secondo le esigenze della semplicità, della prudenza e dell'ospitalità.
89
89,1. Le nostre fraternità non limitino la loro carità
tra le pareti della casa, anzi, secondo la fisionomia propria di ciascuna,
si aprano, piuttosto, con evangelica sollecitudine alle necessità
degli uomini.
89,2. Possono essere ammessi alla fraternità i laici che vogliono
partecipare piu da vicino alla nostra vita, sia nell'orazione sia nella
convivenza fraterna e nell'apostolato.
89,3. Se si tratta di una partecipazione temporanea, si abbia il consenso
del Capitolo locale; se, invece, si tratta di una partecipazione protratta
nel tempo, si richiede anche il consenso del superiore maggiore.
89,4. Il superiore maggiore con il consenso del Consiglio puo ammettere
dei laici come familiari oblati perpetui, stipulando una convenzione sui
reciproci diritti e doveri.
90
90,1. Per proteggere nello stesso tempo la povertà, la vita di
preghiera, la comunione fraterna e il lavoro della fraternità, la
fraternità stessa, consultandosi sotto la guida del superiore, vigili
sull'uso dei mezzi di comunicazione sociale; e tali mezzi servano al bene
e all'attività di tutti.
90,2. Nel loro uso si abbia moderazione e maturità di giudizio; si
eviti, poi, accuratamente tutto ciò che è di pericolo per
la fede, i buoni costumi e la vita religiosa.
90,3. I frati, specialmente i superiori, provvedano a rendere noto con mezzi
adatti quanto di importante avviene sia nelle fraternità come nelle
province e in tutto l'Ordine.
91
91,1. I frati, prima di uscire di casa, chiedano il permesso al superiore,
secondo l'usanza delle province.
91,2. Per quanto riguarda i viaggi, ciascun frate, prima di chiedere il
permesso, ne valuti le ragioni nella sua coscienza alla luce della povertà,
della vita spirituale e fraterna e anche della testimonianza che si deve
dare al popolo.
91,3. I superiori usino prudenza nel concedere permessi per viaggi. Spetta
al ministro generale con il consenso del definitorio fissare le norme riguardanti
i permessi di viaggio per tutto l'Ordine; al ministro provinciale con il
consenso del definitorio per la provincia.
91,4. Per quanto concerne un prolungato soggiorno fuori della casa della
fraternità, si osservino le norme del diritto universale.
91,5. Nell'uso dei mezzi di trasporto, i frati si ricordino del loro stato
di povertà e di umiltà.
91,6. Spetta al ministro provinciale, udito il definitorio, il giudizio
sulla opportunità di avere automezzi per il ministero, per l'ufficio
e per il servizio della fraternità, e sul loro uso.
92 1. Siano accolti con fraterna carità e con animo lieto tutti i
frati che vengono da noi.
92,2. I frati che sono in viaggio, quando è possibile, si rechino
volentieri alle case dell'Ordine, almeno per passarvi la notte.
92,3. Mostrino spontaneamente al superiore le lettere obbedienziali e partecipino
alla vita della fraternità, conformandosi agli usi del luogo.
92,4. E' conveniente, inoltre, per quanto sarà possibile, che annuncino
per tempo al superiore il proprio arrivo.
92,5. I frati che, per formazione o per altre ragioni, sono mandati in altre
province siano accolti dai superiori e dalle fraternità locali come
propri membri e si inseriscano pienamente nella fraternità, tenuto
presente il numero 113.5 delle Costituzioni.
92,6. Se i frati, per motivi di studio, dimorano piuttosto a lungo in una
casa di altra provincia, i superiori maggiori interessati si accordino fraternamente
sul compenso da retribuire.
93
93,1. I frati, che, in particolari circostanze, con la benedizione dell'obbedienza,
devono vivere fuori della casa, essendo membri della fraternità alla
quale sono stati assegnati, ne godono i benefici come gli altri.
93,2. Si sentano sempre uniti alla fraternità e contribuiscano, a
loro volta, all'incremento spirituale e al sostentamento economico dell'Ordine.
93,3. Come veri fratelli in san Francesco, frequentino le nostre case e
amino intrattenervisi per qualche tempo, specialmente per il ritiro spirituale.
93,4. E vi siano ricevuti con carità, offrendo loro gli aiuti necessari
materiali e spirituali.
93,5. I superiori provinciali e locali ne abbiano sollecita cura e spesso
li visitino e confortino.
93,6. Si raccomanda anche, soprattutto ai superiori maggiori, di osservare
la giustizia e la carità evangelica verso i frati che abbandonano
la vita religiosa.
94
94,1. La varietà degli istituti religiosi che, per disegno divino,
è andata crescendo per il bene della Chiesa, fiorisce pure nella
famiglia francescana, così che il carisma del Fondatore si diffonde
ed esercita la sua efficacia per mezzo di tanti fratelli e sorelle, anche
dell'Ordine Secolare.
94,2. Viviamo, dunque, in fraterna comunione dello stesso spirito e promoviamo
volentieri con reciproca cooperazione studi e iniziative comuni di vita
e attività francescane.
94,3. Dobbiamo avere una particolare premura per le nostre sorelle che,
nella vita contemplativa, offrono quotidianamente il sacrificio di lode,
e unite a Dio nella solitudine e nel silenzio, dilatano la Chiesa con segreta
fecondità apostolica.- Quando si tratta di associare qualche monastero
di Clarisse Cappuccine a norma dei cc. 614-615, il ministro generale giudicherà
collegialmente con il suo definitorio la questione, udito il superiore maggiore.
Il superiore maggiore, nei confronti del monastero associato, gode di vera
potestà determinata dalle Costituzioni delle stesse monache.-Da fraterno
affetto siamo legati anche a quegli istituti religiosi che sono spiritualmente
uniti al nostro Ordine.
94,4. Adempiamo, come è giusto, i nostri doveri di pietà e
di familiarità verso i nostri genitori, parenti, benefattori, collaboratori
e verso tutti quelli che appartengono alla nostra famiglia spirituale; raccomandiamoli
a Dio nelle nostre preghiere anche comunitarie.
95
95,1. Similmente, nell'ambito della Famiglia francescana, un posto particolare
occupa la Fraternità o l'Ordine Francescano Secolare, che ne condivide
e promuove il genuino spirito e che deve essere considerato complemento
del carisma francescano.
95,2. In esso i fratelli e sorelle, sotto la mozione dello Spirito Santo,
sono spinti a raggiungere la perfezione della carità nel loro stato
di vita, professando di vivere il Vangelo secondo l'ideale di san Francesco.
95,3. L'Ordine Francescano Secolare, legato al nostro Ordine per origine,
storia e comunione di vita è stato affidato dalla Santa Sede alla
nostra cura.
95,4. Ai frati, quindi, stia a cuore mostrare ai membri dell'Ordine Secolare
un sentimento veramente fraterno, alimentare con il loro esempio la fedeltà
alla vita evangelica e caldeggiare efficacemente lo stesso Ordine sia presso
i chierici secolari che presso i laici.
95,5. I nostri superiori hanno la facoltà di erigere fraternità
dell'Ordine Francescano Secolare in tutte le nostre case e anche altrove,
osservati i prescritti del diritto. Vigilino che sia favorito un vero, reciproco
e vitale contatto tra le fraternità del nostro Ordine e quelle dell'Ordine
Secolare.
95,6. I superiori provvedano che, unendo e coordinando le forze con le altre
Famiglie Francescane, sia assicurata alla Fraternità Secolare, a
norma della sua propria legislazione e del diritto universale, un'assistenza
spirituale e pastorale costante e premurosa per mezzo di frati idonei e
debitamente preparati a questo ministero.
95,7. I frati, poi, prestino volentieri assistenza spirituale a quest'Ordine.
Memori sempre della sua condizione secolare, non si intromettano nel suo
governo interno, eccetto nei casi previsti dal diritto.
95,8. In segno di corresponsabilità, tanto nella nomina degli assistenti
quanto nella erezione delle fraternità, si consulti il direttivo
delle rispettive fraternità dell'Ordine Francescano Secolare.
95,9. Similmente si promuovano e si aiutino spiritualmente tutte le associazioni,
sosoprattutto giovanili, che coltivano lo spirito di san Francesco. Le nostre
case diventino centri di fraterno incontro e di animazione per tutti coloro,
chierici o laici, che desiderano seguire le orme di Cristo sotto la guida
di san Francesco.
96
96,1. Cristo, pellegrino lui stesso sulla terra, nel giudizio finale
dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Ero forestiero e
mi avete ospitato».
96,2. Anche san Francesco volle che si ricevesse con benevolenza chiunque
giungesse alle nostre case; accogliamo, perciò, tutti, specialmente
gli afflitti e gli sventurati, con la massima carità, aiutandoli
nelle loro necessità.
96,3. Coloro, poi, e particolarmente i sacerdoti e i religiosi, che, secondo
le circostanze dei luoghi, si possono accogliere entro le nostre case, siano
trattati dalla fraternita con ogni cortesia.
ARTICOLO II
La vita dei frati nel mondo
97
97,1. Pieno di gioia per il mondo creato e principio redento, san Francesco
si sentiva unito da un legame fraterno non solo con gli uomini, ma anche
con tutte le creature, come egli stesso ha manifestato con lode mirabile
nel cantico di frate Sole.
97,2. Contemplandole sotto questa luce, ammiriamo e proteggiamo le opere
della creazione, delle quali Cristo è principio e fine; anche perché
attraverso l'indagine scientifica si rivelano ancora più mirabili
e ci conducono ad adorare il Padre nella sua sapienza e potenza.
97,3. Abbiamo quindi grande stima di tutto ciò che l'intelligenza
umana ha saputo trarre dalle cose create, specialmente nelle opere della
cultura e dell'arte, con le quali si rivelano a noi i doni di Dio.
97,4. Guardiamo nel mistero di Cristo soprattutto il mondo degli uomini,
che Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito.
97,5. Infatti, pur essendo irretito da tanti peccati, dotato, però,
di grandi possibilità, il mondo offre le pietre vive per la costruzione
di quella dimora di Dio che è la Chiesa.
98
98,1. San Francesco, per divina ispirazione, comprese di essere stato
inviato a riformare gli uomini in novità di vita.
98,2. Iniziando, perciò, una nuova forma di vita evangelica, egli
stesso, pur non essendo più del mondo, rimase tuttavia nel mondo
e volle che anche la sua Fraternità vivesse e operasse tra gli uomini,
per testimoniare con l'opera e la parola il messaggio della conversione
evangelica.
98,3. Perciò, anche noi, resi partecipi della sua missione, viviamo
in mezzo al mondo come lievito evangelico, in modo che gli uomini, vedendo
la nostra vita fraterna vissuta nello spirito delle beatitudini, si rendano
conto che è già cominciato in mezzo a loro il Regno di Dio.
98,4. Così saremo presenti nel mondo per servire al Dio vivente e
nella carità, nell'umiltà e nella letizia francescana lavoreremo
per la pace e il bene del mondo e della Chiesa.
99
99,1. Secondo lo spirito di san Francesco, annunziamo la pace e la salvezza
non solo con la bocca, ma anche diffondendole con opere animate dalla carità
fraterna.
99,2. Mossi da questo spirito, sforziamoci di indurre, con stile evangelico,
ad una pacifica e stabile convivenza coloro che sono divisi dall'odio, dall'invidia
e dai contrasti ideologici, di classe, di razza e di nazionalità.
99,3. Riscoprendo le forze della nostra fraternità, uniamole a quelle
iniziative e istituzioni nazionali e internazionali che si adoperano rettamente
per l'unità del genere umano, per la giustizia e per la pace.
100
100,1. Confidando, prima di tutto, nella provvidenza del Padre, camminiamo
nel mondo con speranza e con francescana letizia in modo da rafforzare la
fiducia nei nostri contemporanei.
100,2. Liberi da inutili preoccupazioni di questo mondo e come collaboratori
della divina provvidenza, sentiamoci obbligati ad andare incontro con la
nostra azione alle necessità dei poveri e, specialmente nelle pubbliche
calamità, mettiamo a disposizione di tutti i bisognosi i servizi
e i beni della fraternità.
100,3. Infatti, sull'esempio di san Francesco, che ebbe una grande compassione
verso i poveri, e dei promotori della fraternità cappuccina, che
prestarono assistenza agli appestati, dobbiamo vivere accanto ai fratelli
bisognosi, specialmente malati, sempre disposti a prestare loro un aiuto
fraterno.
100,4. Consapevoli, poi, che la divina provvidenza si manifesta non soltanto
attraverso gli eventi e i fatti, ma anche attraverso le correnti di pensiero
e le ideologie che sono come segni dei tempi, noi dobbiamo guardarle con
animo aperto e fiducioso, così da cooperare con Dio, che agisce nella
storia del mondo e nella evoluzione della società.
5. Così, facendo la verità nella carità, saremo testimoni
della speranza nel Signore Dio e un aiuto agli uomini di buona volontà
perché riconoscano Dio Padre onnipotente e sommo bene.

For information contact
P. MARCO TARCISIO MASCIA
markus@mbox.vol.it