
CAPITOLO V
IL MODO DI LAVORARE
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75,1. Dio Padre, che sempre opera, ci chiama con la grazia del lavoro
a perfezionare insieme a lui l'opera della creazione e, nello stesso tempo,
a sviluppare la nostra personalità. Questa stessa grazia è
anche un modo per unirci ai nostri fratelli e per migliorare la condizione
della società.
75,2. Gesù Cristo, sia lavorando con le proprie mani, sia alleviando
la miseria umana, sia proclamando il messaggio del Padre, ha conferito al
lavoro una dignità nuova e lo ha reso per tutti strumento di salvezza.
75,3. San Francesco ammonì i suoi frati di lavorare fedelmente e
devotamente e con il suo esempio testimoniò la nobiltà del
lavoro, partecipando, anche nella fatica, alla condizione degli uomini.
75,4. Come suoi fedeli seguaci e secondo la primitiva tradizione cappuccina,
facendoci vicini da veri minori alla condizione di numerosi lavoratori,
dedichiamoci ogni giorno con animo lieto alle nostre occupazioni a gloria
di Dio, fuggiamo l'ozio e prestiamo ai fratelli e ad altri, in spirito di
solidarietà, il nostro servizio.
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76,1. Il lavoro deve essere il nostro principale mezzo di sostentamento
e il principale modo di esercitare la carità verso gli altri uomini,
specialmente se condividiamo con loro il frutto delle nostre fatiche.
76,2. L'attività dei singoli frati sia l'espressione di tutta la
fraternità. Ciascuno, secondo l'attitudine datagli da Dio e la condizione
di età e di salute, impieghi con gioia tutte le proprie forze, tenendo
conto delle necessità della fraternità.
76,3. Si guardino i frati di non fare del lavoro il loro primo obiettivo
o di porvi un attaccamento disordinato, per non impedire lo spirito di orazione
e devozione, al quale tutte le altre cose devono servire.
76,4. Evitino, perciò, l'eccessiva occupazione che, tra l'altro,
ostacola anche la formazione permanente.
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77,1. Sono molte le attività, che in maniera diversa si addicono
a ciascuno di noi, secondo le capacità di ognuno e i doni particolari
di Dio.
77,2. Assumiamo quei servizi e ministeri che più convengono alla
vita della nostra fraternità o che ci sono richiesti dalle necessità
della Chiesa e degli uomini.
77,3. Si addicono a noi, in modo particolare, le attività che più
chiaramente esprimono la povertà, l'umiltà e la fraternità;
né vogliamo considerare nessun lavoro meno degno degli altri.
77,4. Per rendere più fruttuosa per noi e per gli altri la grazia
del lavoro, procuriamo di conservare nelle varie attività la caratteristica
della vita in comune, pronti ad aiutarci reciprocamente nella fatica, progredendo
cosi anche nella conversione del cuore.
77,5. Teniamo, inoltre, sempre presente la nostra vocazione apostolica,
per poter dare agli uomini, in qualsiasi nostra attività, una testimonianza
di Cristo.
78
78,1. I frati, ciascuno nel proprio ufficio e incarico, si impegnino
a perfezionare per tutta la vita la propria cultura spirituale, dottrinale
e tecnica, e a coltivare le proprie attitudini, così che il nostro
Ordine possa in ogni momento rispondere alla sua vocazione nella Chiesa.
Perciò l'attività intellettuale, come qualsiasi altra attività,
deve essere considerata come espressione della persona nel suo sviluppo.
78,2. Secondo la primitiva tradizione dell'Ordine, i frati siano disposti
anche al lavoro manuale quando la carità o l'obbedienza lo richieda,
salvi sempre i compiti propri di ciascuno.
78,3. I superiori, tenendo presenti i doni e le doti dei singoli frati e
l'utilità della fraternità e della Chiesa, offrano ai frati,
per quanto possibile, l'opportunità di specializzarsi in particolari
discipline, concedendo loro volentieri il tempo e gli aiuti necessari.
78,4. Per il bene della Chiesa, dell'Ordine e degli stessi frati, i superiori,
nell'assegnare gli uffici e gli incarichi, tengano presenti la loro attitudine
e competenza e non li distolgano facilmente dalle attività nelle
quali sono esperti.
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79,1. Secondo le diverse condizioni delle province e in conformità
alle norme date o dal ministro provinciale con il consenso del definitorio
o dalla Conferenza dei superiori maggiori e dal Vescovo diocesano, sia lecito
ai frati lavorare anche presso gli estranei, se lo richiedono lo zelo delle
anime e il desiderio di alleviare le nostre e altrui necessità.
79,2. Resti sempre fermo che i frati che lavorano fuori, vivano in comunione
sia tra di loro che con gli altri frati.
79,3. Diano, poi, a tutti la testimonianza evangelica, rendano visibile
la carita di Cristo e soccorrano i poveri, senza mai impegnarsi imprudentemente
in attivita non adatte al nostro stato.
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80,1. Tutto ciò che i frati ricevono in retribuzione spetta alla
fraternità e, perciò, deve essere integralmente consegnato
al superiore. Il lavoro dei frati, poi, non si valuti solo dal compenso
ricevuto.
80,2. I frati non si dedichino ad attività che suscitano bramosia
di guadagno o la vanagloria, contrarie allo spirito di povertà e
di umiltà;
80,3. anzi siano sempre disposti a lavorare anche gratuitamente tutte le
volte che la carità lo richieda o lo consigli.
81
81,1. I frati godano ogni giorno di una conveniente ricreazione per
favorire la convivenza fraterna e per ritemprare le forze; e a tutti sia
concesso un po' di tempo libero per loro stessi.
81,2. Secondo le consuetudini e le possibilità delle regioni si diano
ai frati ricreazioni speciali e un certo periodo di ferie; ricreazioni e
vacanze che si devono trascorrere in modo conveniente al nostro stato di
frati minori.
82
82,1. L'apostolo Paolo ammonisce: «Poiché ne abbiamo l'occasione,
operiamo il bene verso tutti».
82,2. Sapendo, perciò, che la nostra salvezza dipende da momenti
favorevoli che
non tornano più e che gli uomini e le comunità non migliorano
se non con il tempo, corrispondiamo con vigilanza a Dio, che proprio nel
tempo ci viene incontro.
82,3. Per non perdere o sciupare questo tempo prezioso, le nostre attività
e opere siano rivolte al presente, pur prevedendo e programmando con saggezza
il futuro, approfittando anche dei mezzi tecnici moderni.
82,4. Impieghiamo in convenienti occupazioni intellettuali e fisiche il
nostro tempo libero, che si rivelera prezioso se, con i vari mezzi idonei,
riusciremo a comprendere sempre meglio come pensano e sentono gli uomini
del nostro tempo. Così, con il nostro lavoro collaboreremo piu efficacemente
a vivificare, in senso cristiano, il mondo.

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P. MARCO TARCISIO MASCIA
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